Lavorare in un’impresa come Omega è un po’ come essere compagni di squadra: per vincere la partita, e realizzare ogni giorno i guanti migliori del mondo, c’è bisogno che ogni membro della squadra dia il 100%.
Quando ho visitato la manifattura di Mauro Squillace, mi è stato spiegato che questi magnifici guanti hanno bisogno di 25 lavorazioni diverse per essere realizzati. Ma non è stato quello ad avermi meravigliato.
Non fraintendetemi: 25 lavorazioni sono tantissime, e se contiamo anche le lavorazioni della pelle grezza, arriviamo a oltre 30 passaggi. Allucinante!
In realtà, però , ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa è il fatto che queste numerose lavorazioni siano realizzate da altrettanti addetti!
Riuscite a immaginarlo? La perfetta catena di montaggio!

Eredità

Mauro mi ha raccontato anche un’altra cosa interessante: ognuna delle signore che lavorano in Omega ha ottenuto la propria abilità in eredità. È stata sua madre a spiegarle come si cuce, come si taglia, come si tratta la pelle. E a sua madre era stato insegnato da sua nonna! È un’eredità custodita gelosamente, ma i cui effetti si ripercuotono su tutto il quartiere, su tutta la città.
Perché se è vero che la manifattura del guanto a Napoli è da sempre ai vertici mondiali, lo si deve a queste signore che hanno tramandato alle proprie figlie le tecniche di lavorazione.
E se avrete la fortuna di andare a trovarlo con esplora Napoli, Mauro ve lo spiegherà perfettamente:

Ognuna di queste signore cuce con la tecnica della sua famiglia, e non cucirà mai in nessun altro modo!

Capite di che tesoro si tratta?

Chi l’avrebbe mai detto che al centro di uno dei quartieri popolari di Napoli, all’ultimo piano di un palazzo fatiscente, in un ufficio fumoso e disordinato, ci fosse una manifattura del genere…
Si sente sempre dire che Napoli è una città dalle mille contraddizioni: non ho mai trovato quest’espressione tanto calzante come quando ho visitato il laboratorio di Mauro e Alberto Squillace.
Tra i vicoli del quartiere Stella, uno dei più tristemente noti al mondo per i fatti di cronaca, c’è una delle manifatture specializzate di più alto livello di Napoli.
Ma che dico “di Napoli”? D’Italia.
Anzi: del mondo!
Non sto scherzando, e assolutamente non sto esagerando.
Vi sfido a sfogliare una rivista di moda che venga da qualunque parte del mondo: Germania, Stati Uniti, Francia, Giappone…
C’è un’ottima possibilità che i guanti indossati delle modelle nelle foto vengano dal quartiere Stella, da quel fumoso ufficio.
A dire il vero non tutte le 25 lavorazioni necessarie per la produzione di questi fantastici guanti sono realizzate lì: botteghe e uffici diversi sono dislocata in varie zone di Napoli e della provincia, ma state certi che ogni frammento di pelle, ogni cucitura, ogni guanto completo sarà stato controllato mille volte dallo sguardo sapiente di Mauro, il titolare.

Mauro Squillace, il primo degli artigiani

Quando entrerete negli uffici di Omega grazie a esplora Napoli, sarete accolti da Mauro Squillace, il titolare di Omega.
Vi renderete subito conto di che persona squisita (e loquace) egli sia; ma vi accorgerete anche di altro.
Scoprirete che lui non è solo il capo dell’azienda che suo nonno ha fondato quasi cent’anni fa, ma è anche il primo della sua squadra di artigiani.
Conosce ognuna delle 25 lavorazioni che i suoi magnifici guanti richiedono, e si occupa ogni giorno delle fasi più delicate del processo.
Vi mostrerà tutto! E capirete sul serio quanto lavoro, quanta fatica, e soprattutto quanta sapienza, ci vogliano per un prodotto che sfiora l’opera d’arte.

È una domanda che spesso ci si pone quando ci si trova di fronte ai lavori di bravi artigiani.
Un bravo falegname, un bravo sarto, un bravo calzolaio o un bravo ceramista possono creare lavori di bellezza così elevata da farci gridare all’opera d’arte.
Ma arte è una parola importante, impegnativa.
Non la si può pronunciare a cuor leggero.

Quand’è quindi che si può parlare di vera arte?

Quando l’artigiano mette passione in quello che fa? Sì, ma non basta.
Quando l’artigiano mette la propria anima nei suoi lavori? Sì, ma non basta
Quando l’artigiano sa usare magistralmente tecniche difficili e tramandate per decenni, o addirittura secoli? Sì, ma ancora una volta non basta.
Per me l’artigianato si eleva ad arte quando l’artigiano mette in gioco qualcosa di più delle tecniche tramandategli.
È arte quando egli continua incessantemente a studiare criticamente il suo lavoro, apprendendo dalle opere dei grandi maestri del passato, e quando rielabora quello che già sa fare per creare qualcosa di assolutamente unico.

Una parola: il pensiero

Tutto questo è riconducibile a un’unica parola: il pensiero.
È il pensiero che rende diversa l’arte dall’artigianato.
Un artigiano, per quanto sia bravo, per quanto abbia le mani d’oro, è poco più che un mero esecutore di una o più tecniche imparate in tani anni di lavoro.
E non sto certo denigrando il lavoro degli artigiani! L’artigianato è da sempre il fulcro delle civiltà.
Ma un artista fa un lavoro differente; più cerebrale, più intellettuale.
Se chiedete a Ulderico Pinfildi che lavoro fa, lui vi risponderà:

Sono un artigiano. Faccio pupazzi

Ma fatevi un favore: andate a visitare la sua bottega con esplora Napoli, e capirete quanto torto abbia.