Gli artigiani napoletani che realizzano le figure del presepe sono famosi in tutto il mondo, ma andando a zonzo per la città può capitarvi di incontrare figure a grandezza naturale. I personaggi del teatro napoletano come Eduardo De Filippo, affacciato su un balcone in Via dei Tribunali o l’icona vivente del calcio Diego Armando Maradona che sale scale; oppure gente comune che cammina per la città: una bella donna che cammina per Piazza del Gesù, un uomo con un ombrello al vento in Piazza San Domenico Maggiore. Queste figure m

eravigliose sembrerebbero fatte di legno o addirittura di marmo, ma non è così perché il materiale che viene utilizzato dall’artigiano che le realizza con passione è la cartapesta: che può essere sì molto forte, ma è veramente leggera. La tradizione italiana di Cartapesta risale alla fine del 1600 ed ha avuto origine proprio a Napoli con la realizzazione delle figure del tradizionale presepe e, poi, delle statue dei santi più leggeri da trasportare in processione per le vie della città rispetto alle statue in legno.
Se oggi volete vedere delle figure moderne a grandezza naturale potete andare nel laboratorio di Claudio Cuomo, uno dei più bravi artisti napoletani. I suoi capolavori sono esposti in molte gallerie d’arte, ma li potete trovare anche in giro per la città.

“La tecnica è molto semplice – dice Claudio Cuomo– Inizio col dare volume con la carta e con dei fogli imbevuti nella colla, poi lavoro con le mani. È un lavoro che si impara facendolo. Imparo anche dagli errori, che fanno parte del processo creativo”. E così ha inventato la bimba col palloncino, i pesci colorati, rivisitato i corni classici per augurare buona fortuna agli amici.

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Tonia Limatola

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Lavorare in un’impresa come Omega è un po’ come essere compagni di squadra: per vincere la partita, e realizzare ogni giorno i guanti migliori del mondo, c’è bisogno che ogni membro della squadra dia il 100%.
Quando ho visitato la manifattura di Mauro Squillace, mi è stato spiegato che questi magnifici guanti hanno bisogno di 25 lavorazioni diverse per essere realizzati. Ma non è stato quello ad avermi meravigliato.
Non fraintendetemi: 25 lavorazioni sono tantissime, e se contiamo anche le lavorazioni della pelle grezza, arriviamo a oltre 30 passaggi. Allucinante!
In realtà, però , ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa è il fatto che queste numerose lavorazioni siano realizzate da altrettanti addetti!
Riuscite a immaginarlo? La perfetta catena di montaggio!

Eredità

Mauro mi ha raccontato anche un’altra cosa interessante: ognuna delle signore che lavorano in Omega ha ottenuto la propria abilità in eredità. È stata sua madre a spiegarle come si cuce, come si taglia, come si tratta la pelle. E a sua madre era stato insegnato da sua nonna! È un’eredità custodita gelosamente, ma i cui effetti si ripercuotono su tutto il quartiere, su tutta la città.
Perché se è vero che la manifattura del guanto a Napoli è da sempre ai vertici mondiali, lo si deve a queste signore che hanno tramandato alle proprie figlie le tecniche di lavorazione.
E se avrete la fortuna di andare a trovarlo con esplora Napoli, Mauro ve lo spiegherà perfettamente:

Ognuna di queste signore cuce con la tecnica della sua famiglia, e non cucirà mai in nessun altro modo!

Capite di che tesoro si tratta?

Quella del presepe è una tradizione italiana incredibilmente antica.
Secondo la tradizione fu San Francesco d’Assisi ad idearlo nel paesino di Greccio, tornato in Italia dopo il viaggio in Terra Santa.
A voler credere alla leggenda o no, ciò che è certo è che in epoca medievale prese velocemente piede questa usanza, e nel periodo natalizio ogni chiesa d’Italia costruiva il suo presepe che diventava oggetto delle preghiere dei fedeli. Napoli ovviamente non fece eccezione.
Ma fu nel 18esimo secolo che Napoli divenne la città dei presepi, grazie ad una semplice e geniale idea: Gesù non è nato a Betlemme 2000 anni fa, ma a Napoli nel 1700.
La scena della natività venne inserita nelle rappresentazioni dei quartieri popolari della città. Accanto alla capanna ci sono macellai e fornai, vicoli stretti e popolani; e sopra tutta la scena, decine di coloratissimi angeli volteggianti.
Non furono più solo le chiese ad avere un presepe, ma ogni casa aveva il proprio, facendo in modo che molti artisti aprissero le proprie botteghe.
Inoltre, il presepe napoletano raggiunse una qualità artistica incredibile, a causa del fatto che da un centinaio d’anni Napoli accoglieva gli artisti più moderni d’Europa.
Oltre al significato religioso che il presepe portava e porta ancora oggi, diventò un modo per avere in casa oggetti di enorme valore artistico a portata di tutte le tasche.

Il presepe napoletano oggi

Se passeggiate per il centro storico di Napoli, troverete numerosissime botteghe che ancora oggi producono le piccole statue per i presepi.
Bisogna stare attenti però.
Perché se è vero che alcuni di questi artigiani sono veri e propri artisti, altri non fanno altro che vendere e vendere pezzi di scarsa qualità. O, ancora peggio, creano orribili caricature di personaggi della politica, dello spettacolo e dello sport.

Tradizionale ma moderno

Ulderico Pinfildi è diverso da tutti gli altri, e lo noterete non appena metterete piede nella sua bottega.
Vi sentirete come in una piccola galleria d’arte, circondati dai suoi magnifici pezzi che spesso espone nei musei di Napoli e del mondo. Non certo per caso.
Se avrete la fortuna di visitare il retro della sua bottega con esplora Napoli, inoltre, scoprirete come le sue creazioni prendono vita, e ascoltandolo scoprirete anche lo studio e il pensiero che ogni giorno questo meraviglioso artista dedica ai suoi presepi per rendere giustizia a un’arte così antica, ma che ha ancora qualcosa da dire.

Chi l’avrebbe mai detto che al centro di uno dei quartieri popolari di Napoli, all’ultimo piano di un palazzo fatiscente, in un ufficio fumoso e disordinato, ci fosse una manifattura del genere…
Si sente sempre dire che Napoli è una città dalle mille contraddizioni: non ho mai trovato quest’espressione tanto calzante come quando ho visitato il laboratorio di Mauro e Alberto Squillace.
Tra i vicoli del quartiere Stella, uno dei più tristemente noti al mondo per i fatti di cronaca, c’è una delle manifatture specializzate di più alto livello di Napoli.
Ma che dico “di Napoli”? D’Italia.
Anzi: del mondo!
Non sto scherzando, e assolutamente non sto esagerando.
Vi sfido a sfogliare una rivista di moda che venga da qualunque parte del mondo: Germania, Stati Uniti, Francia, Giappone…
C’è un’ottima possibilità che i guanti indossati delle modelle nelle foto vengano dal quartiere Stella, da quel fumoso ufficio.
A dire il vero non tutte le 25 lavorazioni necessarie per la produzione di questi fantastici guanti sono realizzate lì: botteghe e uffici diversi sono dislocata in varie zone di Napoli e della provincia, ma state certi che ogni frammento di pelle, ogni cucitura, ogni guanto completo sarà stato controllato mille volte dallo sguardo sapiente di Mauro, il titolare.

Mauro Squillace, il primo degli artigiani

Quando entrerete negli uffici di Omega grazie a esplora Napoli, sarete accolti da Mauro Squillace, il titolare di Omega.
Vi renderete subito conto di che persona squisita (e loquace) egli sia; ma vi accorgerete anche di altro.
Scoprirete che lui non è solo il capo dell’azienda che suo nonno ha fondato quasi cent’anni fa, ma è anche il primo della sua squadra di artigiani.
Conosce ognuna delle 25 lavorazioni che i suoi magnifici guanti richiedono, e si occupa ogni giorno delle fasi più delicate del processo.
Vi mostrerà tutto! E capirete sul serio quanto lavoro, quanta fatica, e soprattutto quanta sapienza, ci vogliano per un prodotto che sfiora l’opera d’arte.

È una domanda che spesso ci si pone quando ci si trova di fronte ai lavori di bravi artigiani.
Un bravo falegname, un bravo sarto, un bravo calzolaio o un bravo ceramista possono creare lavori di bellezza così elevata da farci gridare all’opera d’arte.
Ma arte è una parola importante, impegnativa.
Non la si può pronunciare a cuor leggero.

Quand’è quindi che si può parlare di vera arte?

Quando l’artigiano mette passione in quello che fa? Sì, ma non basta.
Quando l’artigiano mette la propria anima nei suoi lavori? Sì, ma non basta
Quando l’artigiano sa usare magistralmente tecniche difficili e tramandate per decenni, o addirittura secoli? Sì, ma ancora una volta non basta.
Per me l’artigianato si eleva ad arte quando l’artigiano mette in gioco qualcosa di più delle tecniche tramandategli.
È arte quando egli continua incessantemente a studiare criticamente il suo lavoro, apprendendo dalle opere dei grandi maestri del passato, e quando rielabora quello che già sa fare per creare qualcosa di assolutamente unico.

Una parola: il pensiero

Tutto questo è riconducibile a un’unica parola: il pensiero.
È il pensiero che rende diversa l’arte dall’artigianato.
Un artigiano, per quanto sia bravo, per quanto abbia le mani d’oro, è poco più che un mero esecutore di una o più tecniche imparate in tani anni di lavoro.
E non sto certo denigrando il lavoro degli artigiani! L’artigianato è da sempre il fulcro delle civiltà.
Ma un artista fa un lavoro differente; più cerebrale, più intellettuale.
Se chiedete a Ulderico Pinfildi che lavoro fa, lui vi risponderà:

Sono un artigiano. Faccio pupazzi

Ma fatevi un favore: andate a visitare la sua bottega con esplora Napoli, e capirete quanto torto abbia.

Spesso accade che gli aspetti più autentici della cultura di una certa area, se particolarmente stimolanti, facciano il giro del mondo, diventino celebri, e vengano conosciuti da chiunque.
Se da un lato questa è un fenomeno certamente positivo (è uno dei miracoli dell’epoca che viviamo), d’altra parte fa in modo che questi aspetti perdano contatto con l’ambiente in cui sono nati, rischiando di essere banalizzati.
È un male necessario, ma pur sempre un male.
E Una cena, centro di un universo di esplora Napoli si inserisce proprio in questa spaccatura.

Musica, cibo, panorama

La musica e la cucina sono due aspetti della cultura napoletana che, più di altri, riescono ad essere sempre vitali, giovani e moderni attraverso i secoli. Forse è questo il motivo per cui hanno conquistato il cuore di tutto il mondo: chi non conosce la pizza? Chi non conosce ‘O sole mio?
Ma non è abbastanza! L’esperienza che esplora Napoli offre fa in modo che I suoi ospiti conoscano l’autenticità, la storia e il background di questi due fantastici aspetti della cultura di questa pazza città.
Il tutto in uno scenario mozzafiato.
La collina di Posillipo da millenni dà alle persone tregua dai dolori della vita di tutti i giorni. Dell resto è nell’etimologia stessa del suo nome: Pausilypon, in greco antico, significa che dà risposo dalle pene.
È una combinazione favolosa: i fantastici piatti della tradizione reinterpretati da un grande chef; la musica suonata da grandi artisti e narrata da un esperto della sua storia; e un terrazzo che vi farà innamorare alla prima occhiata.

L’arte è sempre viva. Del resto è nella natura stessa dell’uomo.
Noi ammiriamo, studiamo, conosciamo l’arte del passato e le gigantesche personalità che la concepirono.
Ma gli artisti non muoiono mai!
Figuriamoci in una città come Napoli. Una città sempre viva e attenta alle influenze che il mondo le offre.

Bruia

E Bruia è un esempio lampante di questo fenomeno.
Nessun progetto, nessun materiale, nessuna idea è troppo per lei; e lo noterete aggirandovi per la sua abitazione.
La sua casa non vi mostrerà solo lo spazio dove un artista concepisce e produce le sue opere d’arte.
Assolutamente no!
La casa di Bruia è il più autentico prodotto del suo lavoro. L’artista napoletana ha un legame profondo con essa; forse più profondo del legame che tutti noi abbiamo con le nostre case.
Le stanze della casa prendono forma dalla sua immaginazione, e la sua immaginazione prende spunto dalla casa. È un circolo senza fine che gli ospiti coglieranno immediatamente.

La creatività è ovunque

Una mente creativa può inventare qualcosa in ogni ambito. Per questo l’esperienza di esplora Napoli include anche una cena che Bruia in persona cucinerà per i suoi ospiti.
La cucina napoletana è famosa in tutto il mondo e, nonostante abbia regole ferree, si presta alla fantasia e all’ingegno. Del resto non potrebbe essere altrimenti per un popolo come quello napoletano.
Così Bruia prova di essere figlia della sua terra: se non ve ne accorgerete dalle sue opere d’arte (e ne dubito), lo farete sicuramente dai suoi piatti.

Certamente la casa di Bruia è arredata con gusto, e chi è appassionato di entirior design se ne accorgerà.
Inoltre si accorgerà con un solo sguardo che ogni ambiente è stato concepito dalla stessa persona e che, anche se alcuni accostamenti potrebbero sembrare stravaganti ed estremi, messi insieme hanno un senso.

Strane stanze

Ciò che gli ospiti di esplora Napoli noteranno immediatamente, non appena metteranno piede nella casa di Bruia, è una strana parete della cucina. Una parete dagli strani colori.
Non rivelerò di che materiale è ricoperta quella parete così peculiare, e il motivo di quei colori piacevoli e spiacevoli insieme. Quello che posso assicurare è che chiunque ne vorrà una nella propria casa.
E le pareti non sono le uniche cose fuori dal comune. Gli accostamenti di stupendi pezzi d’antiquariato e di creazioni di Bruia mostrano uno straordinario gusto.
Infatti nessuno potrà considerare inelegante l’accostamento di un antico mantice industriale e di una decorazione natalizia

che non ho smontato perché era troppo bella

o un meraviglioso letto del secolo scorso in una stanza con una modernissima libreria di vetro.

Un posto straordinario

Certamente queste stanze sono magnifiche: non può essere negato. Ma c’è un altro spazio che più di tutti merita di essere visitato; e non per l’illuminazione o per gli eleganti pezzi d’arredamento.
Intendo il laboratorio di Bruia.
Durante la visita nella sua casa, l’artista napoletana porterà i suoi ospiti in una stanza dal soffitto basso, nella semioscurità, forse anche un po’ maleodorante. Ma, tra tutte le stanze, nessuna sarà più interessante.
State attenti a non calpestare le decine di opere d’arte incompiute, lasciate sul pavimento in attesa di nuove idee.
Ma fate anche attenzione al modo con cui Bruia tocca le sue creazioni, le studia, le guarda con affetto e ci fa l’amore.
Non sarete più capaci di uscire di lì.