Gli artigiani napoletani che realizzano le figure del presepe sono famosi in tutto il mondo, ma andando a zonzo per la città può capitarvi di incontrare figure a grandezza naturale. I personaggi del teatro napoletano come Eduardo De Filippo, affacciato su un balcone in Via dei Tribunali o l’icona vivente del calcio Diego Armando Maradona che sale scale; oppure gente comune che cammina per la città: una bella donna che cammina per Piazza del Gesù, un uomo con un ombrello al vento in Piazza San Domenico Maggiore. Queste figure m

eravigliose sembrerebbero fatte di legno o addirittura di marmo, ma non è così perché il materiale che viene utilizzato dall’artigiano che le realizza con passione è la cartapesta: che può essere sì molto forte, ma è veramente leggera. La tradizione italiana di Cartapesta risale alla fine del 1600 ed ha avuto origine proprio a Napoli con la realizzazione delle figure del tradizionale presepe e, poi, delle statue dei santi più leggeri da trasportare in processione per le vie della città rispetto alle statue in legno.
Se oggi volete vedere delle figure moderne a grandezza naturale potete andare nel laboratorio di Claudio Cuomo, uno dei più bravi artisti napoletani. I suoi capolavori sono esposti in molte gallerie d’arte, ma li potete trovare anche in giro per la città.

“La tecnica è molto semplice – dice Claudio Cuomo– Inizio col dare volume con la carta e con dei fogli imbevuti nella colla, poi lavoro con le mani. È un lavoro che si impara facendolo. Imparo anche dagli errori, che fanno parte del processo creativo”. E così ha inventato la bimba col palloncino, i pesci colorati, rivisitato i corni classici per augurare buona fortuna agli amici.

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Tonia Limatola

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Il suo motto è “si vuo’ fa ‘e Napule..’nu muorzo!” e prepara cioccolato come si faceva una volta, orgogliosamente a mano e con tanto amore. Pina Andelora (il suo soprannome perzechella significa piccola pesca) aveva una piccola fabbrica nel centro storico di Napoli, che poi è diventata un luogo di cultura col nome “Il Teatrino di Perzechella”.
Cosa è successo? Otto anni fa ha incontrato l’uomo della sua vita: un artista di strada, Angelo Picone, meglio conosciuto come ‘o Capitano. Maestra di cioccolato lei, maestro di tammorre lui. Da quando fanno coppia fissa hanno una missione: raccontare valori e tradizioni della Napoli attraverso l’arte e la creatività. Così hanno unito le forze e in quello che ora è diventato il Teatrino di Perzechella, in Vico Pallonetto a Santa Chiara n.4, arrivano tanti giovani, da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero, per imparare i segreti dell’arte del cioccolato (cioccolatini bianchi, al latte e scuri di una grande varietà: praliné, ricchi di creme o con la frutta secca) e della musica tradizionale; o per partecipare agli show “Marenna e spettacolo” (in napoletano marenna sarebbe il cozzetto di pane con le polpette o le melenzane).
Se volete far perdere la testa a chi amate, affidatevi a Perzechella che saprà consigliarvi con quale tipo di cioccolato farlo impazzire per voi. La crema di sfogliatella? Quella al liquore? I cioccolatini a forma di tazzina di caffè? Insomma, non avete che da scegliere e innamorarvene subito.

Tonia Limatola

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Vecchi vestiti diventano opere d’arte per il progetto “Nuages morbidi approdi”

Andare in giro per i mercatini napoletani è un’esperienza affascinante. Vi piacerà il contatto con l’anima popolare della città e il calore dei più belli, quelli Poggioreale e di Resina, dove potrete trovare di tutto. Dai preziosi vestiti di gusto vintage alle cosiddette pezze vecchie. In comune avranno un’esplosione di colori e l’abbraccio tipico delle stoffe sinuose e sensuali, che sotto le sapienti mani di due artisti napoletani prendono le forme di bellissimi quadri.Non ci credete?

Baudelirio

Non siate diffidenti. Questa trasformazione è possibile solo grazie alla lunga esperienza di lavoro di Fabio e Paolo Lastrucci nel campo della scultura per il teatro e la televisione, un’attività che ha fatto da motore alla loro ricerca sui materiali e sulle tecniche per lavorarli. Così nel 2012 è nato il progetto “Nuages – morbidi approdi”, opere uniche in poliuretano espanso e tessuti. Le loro tarsie sculto-pittoriche sono una zona di confine tra arte, scenografia, pubblicità e design d’arredo da cui attingono tecniche, stili, suggestioni. “Una tavolozza pressoché illimitata che utilizzando tappezzerie, vecchi tendaggi, vestiti vintage, recupera tutto ciò che è tessile come forma preesistente e “consumata” che si presta a tornare significativa disegnando nuovi percorsi”, dice Paolo Lastrucci. Le loro opere sono presenti in case di vari collezionisti in Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Olanda, Svizzera, Germania, Egitto, Sri Lanka, Messico e Canada. “I riferimenti estetici sono nomadi e abbracciano un’ampia gamma di ambiti della comunicazione visiva, dalla pittura alla moda, alla pubblicità e il fumetto, rivendicando una libertà d’ispirazione senza vincoli che faccia da eco al bombardamento d’immagini dei media”, aggiunge Fabio Lastrucci. Insomma, un occhio rivolto ad artisti come Robert Kushner e un altro alla lezione della Pop Art per fare delle pezze vecchie delle vere e proprie opere d’arte.

Tonia Limatola

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A casa ce l’avete la vostra personale collezione di sabbia? Bottigliette di vetro riempite qua e là nel tempo, per ricordarvi di essere stati sdraiati al caldo una volta. Oppure tenete caro in libreria “Collezione di sabbia” di Italo Calvino. Bene. Sono i prerequisiti per entrare nel mondo magico de “ilfilodipartenope”  e incontrare in via Costantinopoli, a Napoli, Lina Marigliano e Alberto D’Angelo.

Quest’anno il progetto di questi due editori artigiani taglia l’importante traguardo dei 15 anni di vita. I libri di carta sono oggetti preziosi, chi ama leggere lo sa bene. Lina e Alberto propongono libri che rubano materiali dalla terra.

Stupitevi assieme a me. “Collezione di sabbia”, per esempio, (il riferimento alla raccolta di Italo Calvino è spudorato) raccoglie scritti su coste e mari italiani (tredici titoli finora), con copertine realizzate con sabbie provenienti dai luoghi a cui sono ispirati i versi contenuti. Incredibile, no?

Alberto & Lina

“Abbiamo voluto creare un atlante geografico poetico: volevamo raccontare i luoghi attraverso frammenti di scrittura e copertine della materia dei luoghi che raccontano”, spiega Lina. Edizioni a tiratura limitata minima, piccoli capolavori. “I libri nascono dai libri – continua Lina- Noi leggiamo sempre, il nostro è un esercizio continuo di lettura. C’è chi lo fa attraverso le foto e chi attraverso la parola scritta. Il risultato è un continuo accrescimento culturale. È bello il risultato, ma per noi è più interessante il percorso attraverso il quale il progetto si sviluppa”. Il loro negozio è più vicino a una galleria d’arte che a una libreria.

Ottanta progetti in forma di libro. Dal primo “Tufo” di Erri de Luca con un’acquaforte di Vittorio Avella, agli ultimi “365 Il giorno del pane” con fotografie originali di Antonio Biasiucci e una novella di Stella Cervasio, in gara per il prestigioso concorso internazionale “Fedrigoni Top Award 2019”. www.fedrigonitopaward.com

E Lido Mappatella con una copertina di carta fatta a mano impastando fibre di cotone con sabbie e pezze sfilacciate. Il testo è di Enza Silvestrini stampato su carta paglia e un ritratto in copia unica realizzato da Enrico Pulsoni.
Poi, “CUM GRANO SALIS” con testi di Luigi Trucillo da talee letterarie estratte da Nico Orengo e con 7 tavole serigrafiche di Vincenzo Rusciano.

Tonia Limatola

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